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dal n. 1 al n. 19


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Editoriale del n. 19

Cari lettori, questo 19° numero della rivista con i suoi Bonus digitali (questa volta pochi, ma davvero buoni) dovrebbe uscire una volta tanto in tempo utile (cioè entro il mese di copertina): un elemento di coerenza che vorremmo riuscire a mantenere in futuro.

Si inizia con un articolo di Paolo Albéri, che con una sua accurata indagine risolve quasi un giallo gnomonico: il mistero delle linee serpeggianti su un presunto orologio di epoca romana (n. 4007 del catalogo Gibbs).

Il successivo articolo, di Francesco Azzarita, introduce un’interessante documentazione (fotografie ed elenchi dei partecipanti ai seminari di gnomonica) da lui già portata a Loreto con lo scopo di rinsaldare la comunità gnomonica italiana e che non ha trovato spazio nel CD degli atti, ma che sono ora tra i Bonus digitali di questo numero.

Nicola Coco ci parla poi di un pittore-gnomonista ottocentesco ormai quasi dimenticato: Pasquale Monti, riportando anche un suo interessante scritto sul progetto delle meridiane su muri verticali.

Enrico del Favero ci porta ancora alla misura del tempo in epoca romana, con la prima parte del suo articolo dedicato alle epigrafi che citano orologi.

I due successivi articoli ci ricordano due amici scomparsi di recente: uno è l’ultimo articolo inviato alla nostra rivista da Gianni Ferrari e tratta di false meridiane (che sono tante) l’altro è un breve articolo dei figli di Giovanni Flora, che ci ricordano con belle fotografie l’attività gnomomica del padre, ma anche del nonno Giuseppe.

Alessandro Gunella ci offre anzitutto un breve contributo, ispirato al lavoro di Clavio a fine Cinquecento e dedicato allo sviluppo di una sorta di righello (“dialling scale”) nato per semplificare il lavoro agli artigiani gnomonisti. Con un brevissimo testo ci presenta poi l’importante contributo contenuto tra i Bonus digitali: la traduzione (per di più commentata e corredata da un utile riassunto) del testo di gnomonica di Giovanni Benedetti: un libro pubblicato quando l’autore lavorava al servizio dei Savoia e che gli gnomonisti piemontesi hanno quasi l’obbligo di conoscere.

Mario Margotti riprende un argomento spesso trattato: quello dell’orientamento delle chiese medievali, spiegandoci come giustificare la presenza di orientamenti anche apparentemente senza significato.

Renzo Righi ci narra il restauro di un importante oggetto gnomonico ferrarese: la meridiana a Tempo Medio di Roma, tracciata nel 1869 dallo gnomonista ferrarese Giovanni Zaffi Gardella, e assai danneggiata dal tempo e da precedenti restauri.

Non mancano poi le rubriche: Giovanni Bosca ci offre la prima puntata di un itinerario sugli orologi solari di Torino; Alberto Nicelli, con l’aiuto di un piccolo gnomo, ci propone il solito Quiz; i nostri recensori ci presentano brevemente i contenuti di diverse riviste straniere (questa volta sono in tutto ben 14 fascicoli, perché abbiamo perso qualche colpo nel numero precedente); Gian Casalegno riassume infine le novità gnomoniche scovate in rete.

Buona lettura, e alla prossima.

La Redazione


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